No alle Final-4 a Tel Aviv

Una frase che ha attraversato l’Europa

Il 5 luglio a Bologna al termine della manifestazione ultras del basket alcuni ragazzi del Commandos Tigre rimasero a scambiare due parole con i ragazzi della Fossa dei Leoni; durante quella strana chiacchierata venne a galla quanto potesse essere “castrante”, per i tifosi delle due squadre, Tel Aviv come scelta della sede per le successive Final Four di Eurolega. Da quel pomeriggio e grazie all’aiuto di internet è nato questo strano movimento che ha portato trentuno tifoserie europee a schierarsi contro Bertomeu e tutto lo staff dirigenziale di Eurolega.
Una settimana prima della partita tra Fortitudo e Maccabi sono iniziati i primi interscambi di messaggi con la Fossa; loro sapevano che noi, già due anni prima, avevamo protestato contro la decisione di far giocare la Mens Sana a Gerusalemme, mentre il Milan era stato “dirottato” su Cipro e, sfruttando proprio lo stesso discorso della differenza di trattamento tra calcio e basket, hanno redatto un primo volantino da distribuire durante la partita. I primi problemi sono sorti al momento della distribuzione di tale documento, visto che tutte le copie sono state sequestrate dalla Digos di Bologna (ben spalleggiata dagli agenti del Mossad) e la società Fortitudo basket è stata multata pesantemente dalla Uleb su denuncia degli Israeliani. Adesso la palla passava a noi e sicuramente non era facile scegliere, il cuore e l’istinto ci dicevano di protestare attraverso striscioni e volantinaggio, ma la ragione ci teneva sul chi vive visto che sapevamo benissimo che il Mossad e la questura di Siena ci avrebbero tenuti d’occhio. Dopo una lunga e concitata riunione (adesso avete capito cosa si fa il lunedì sera al Bar Mens Sana?) arriviamo alla soluzione: volantinaggio si, ma all’esterno del palazzo (quindi niente responsabilità oggettiva della società) e striscione “NO ALLE FINAL FOUR A TEL AVIV”. Nei giorni precedenti alla partita la situazione appare subito più “difficile” del previsto, visto che, data la presenza di un centinaio di Israeliani, il palasport viene chiuso e sigillato da due giorni prima della partita e vengono adottate misure di sicurezza incredibili (cestini rimossi e tombini sigillati lungo il percorso del pullman giallo-blu), ma tutto questo è niente in confronto a ciò che succede prima della partita, quando tutti i ragazzi che distribuiscono il volantino, in cui spieghiamo il perché della protesta, vengono fermati ed identificati dalla questura senese (obbligata dalla richiesta dagli esponenti del Mossad che vogliono far bella figura di fronte all’Ambasciatore Israeliano in Italia).
A questo punto ci appare chiaro che senza un vero e proprio fronte congiunto che riesca a coinvolgere più tifoserie possibili, la nostra protesta non solo sarà inutile, ma anzi potrebbe portare alcuni di noi ad avere dei problemi penali, quindi si decide di contattare le altre due tifoserie Italiane con la squadra impegnata in Eurolega. I romani fin da subito aderiscono (anche se solo con i Virtus Roma Ultras, visto che gli Warriors non prendono in considerazione nessuna iniziativa in comune con noi senesi) e subito anche per loro si prospettano i primi problemi, con striscioni e volantini sequestrati ed identificazioni per alcuni ultras durante la partita con l’AEK; per i trevigiani , che decidono di aderire solo dopo due settimane di spiegazione su come deve essere impostata la protesta, la situazione sembra più semplice, visto che la questura (tra l’altro una delle più dure d’Italia) non sembra dar troppo peso a queste manifestazioni.
Nel frattempo i giornali cominciano ad interessarsi al problema, da prima ne parla il Messaggero, poi se ne occupa il Corriere della Sera, e lo striscione viene sempre più spesso inquadrato dalle telecamere di Sky; il problema comincia a coinvolgere le società tant’è vero che, prima Pozzecco poi Vukcevic, al ritorno dalla trasferta di Tel Aviv parlano di città sicura, ma di squadre scortate da agenti con il mitra e vedono come molto difficile la possibilità di integrarsi in una situazione del genere da parte delle proprie tifoserie; alla chiusura del primo girone siamo ad una svolta: o riusciamo a far salire il livello della protesta (sdoganandola dal suolo italico) ed alzando il tiro o smettiamo perché ci appare chiaro che quello che abbiamo fatto fino ad oggi non basta. A distanza di una settimana, noi e la Fossa (con i Rebels Tv che poi si aggiungeranno in seguito) arriviamo ad una conclusione estremamente sofferta, ma che deve servire a dare una scossa alla Uleb: in caso di qualificazione alla Final Four, il Commandos Tigre e La Fossa dei Leoni non parteciperanno all’evento e sconsiglieranno gli altri tifosi di seguire la squadra del cuore; parallelamente parte la ricerca su internet delle altre tifoserie europee e si decide di coinvolgere anche altri gruppi italiani partecipanti alle final-eight di Coppa Italia (i Total Kaos Reggio Calabria egli Original Fans Avellino avevano già manifestato la loro posizione a favore della protesta). A Forlì l’intero movimento ultras del basket Italiano si schiera compatto al nostro fianco, ma, la cosa che ci fa più piacere, dalla Spagna (attraverso un passaparola iniziato dagli Indar Baskonia che sono gemellati con la Fossa) arrivano 13 adesioni di altrettante tifoserie. Incredibilmente, proprio nel momento più difficile, ci troviamo a lottare a fianco di altre 22 tifoserie; sembra veramente giunta l’ora della svolta e di nuovo cerchiamo di fare l’ultimo salto di qualità: cominciamo a tradurre il comunicato in tre lingue, inglese, greco e spagnolo (anche se poi questo stesso sarà tradotto in Basco ed in Catalano) e cerchiamo di contattare tutte le tifoserie che nel frattempo siamo riusciti a reperire sul Web. Gli inizi non sono molto incoraggianti, in molti non rispondono o lo fanno in modo criptico (I Gate 7 dell’Olimpiakos dicono “O.K. bello, ma potete aggiungere il nostro sito ai vostri link?”) alcuni addirittura si divertono con risposte tipo quella dei Grobari Belgrado (ultras del Partizan) secche, ma molto esplicative “Fortza Al-Queida fuck Italy”, ma quando meno te lo aspetti cominciano a piovere risposte affermative dai posti più disparati con i Polacchi dello Slask ed i Lituani dello Zalgiris che ci inviano pezzi di giornali dove si parla della nostra protesta (buffo veder scritto il nome del tuo gruppo sul maggior giornale sportivo della Lituania) o i Los Peones del Pau Orthez che si presentano a Bologna già muniti dello striscione “No to the final four in Tel Aviv”. Tra tutte le risposte quelle che ci fanno più piacere arrivano da Zagabria dove non solo ci appoggiano, ma addirittura ci dicono che per qualsiasi iniziativa comune loro devono essere avvertiti, e quella che arriva dai Gate 21 dell’Aek che in una lettera che ha del commovente (dove si parla della fratellanza dei popoli e della cosa che ci unisce: l’essere Ultras) si impegnano a far muovere sia quelli dell’Olimpiakos sia i Gate 13 del Panathinaikos. Al momento di iniziare il secondo girone di Eurolega sono schierate a favore del boicottaggio 28 tifoserie in rappresentanza di sette paesi, ma la cosa importante è che i giornali cominciano davvero a fare sul serio, costringendo sempre più spesso Bertomeu (commissioner Uleb) a spiegare come mai si giocherà a Tel Aviv, cosa che solo lui (e chi gli sta intorno) sembra riuscire a capire, tanto che, durante la seconda giornata, il commisioner Uleb presente a Treviso in occasione della partita tra Treviso e Mens Sana viene invitato a rispondere a due interviste che una televisione locale ha fatto agli ultras delle due compagini Italiane. In quella stessa giornata aderiscono alla protesta altre 3 tifoserie: Gate 7 Olimpiakos (che ufficialmente si unisce al progetto), Gate 13 Panathinaikos che espongono lo striscione contro il Barça e poi ci inviano la foto, ed i Dragons Lubjana che, dopo due ore di scontri in pieno centro di Bologna con la Fossa dei Leoni, al momento di rientrare al palasport decidono di firmare il documento (preventivamente lasciato nel settore ospiti dai Bolognesi) con una frase di discreto impatto (“Divited in the life, united against the money: NO TO THE FINAL FOUR IN TEL AVIV ). Trentuno tifoserie e sia noi che Bologna quasi promossi alle Final Four che, data l’assenza di due tifoserie su quattro, potrebbero trasformarsi in un’enorme boomerang per il governo israeliano; a questo punto il colpo di scena finale: dato l’aggravarsi della situazione bellica in medio oriente e le continue incursioni dell’esercito Israeliano in territorio Palestinese, il Pamesa Valencia (in piena lotta per la qualificazione con Zalgiris e Maccabi) decide di non andare a giocare in Isralele, la notizia non scuote solo il mondo del basket, ma colpisce duramente anche la facciata politica dello stato di Davide, tant’è vero che subito si mette in moto la diplomazia internazionale che, grazie a continui contatti tra lo stato d’Israele e gli stati Europei (supportati anche da un tour del ministro degli esteri Israeliano nel vecchio continente), riesce a spostare i maggiori leaders Europei (Berlusconi in primis) dalla parte degli interessi israeliani; il povero Pamesa verrà multato in modo salatissimo e gli verrà comminata la sanzione della partita persa, ma, incredibilmente, (ed in barba ai salotti buoni della politica) viene deciso che visto il malumore popolare verrà presa in considerazione la variazione della sede. Per noi è una vittoria, in fondo siamo sicuri che i soldi e gli interessi Israeliani prevarranno sul buon senso, ma il fatto che adesso niente sia più scontato e che si sia dovuto muovere l’intero peso (economico e politico) di uno stato per far prevalere l’ingiustizia, ci dà la forza di continuare e la sicurezza che la ragione, quella che non passa per il portafoglio, ce l’avevamo noi!

Per la cronaca il Maccabi è andato alle Final Four (che chiaramente non sono state spostate e che altrettanto chiaramente sono state vinte dalla squadra ospitante) insieme a CSKA, Mens Sana e Fortitudo; la manifestazione è stata giocata in un clima irreale con pochissimi tifosi al seguito delle tre squadre ospitate (circa cento Italiani e centocinquanta russi), dal 2005/2006 la sede delle finali tornerà ad essere scelta con criteri meno basati sull’interesse e più sulla possibilità di interscambio culturale tra popoli (come richiesto dallo statuto dell’Eurolega…). Magari tutto questo non sarà servito a far spostare la sede delle finali, ma se un domani sarà applicata la regola della scelta su base geografico-turistica, evitando accuratamente di passare sopra a qualsiasi vento di guerra solo per il vil denaro, beh forse questo lo dobbiamo a quel manipolo di Ultras senesi e bolognesi che il 5 giugno 2003 tra un discorso e l’altro si rese conto dell’ingiustizia che stava prendendo forma.

P.S. Due ultime notizie riguardanti il clima che si respirava in Israele nei giorni precedenti le Final Four: una quindicina di giorni prima dello svolgimento delle Final Four, durante la partita del campionato Israeliano tra Hapoel Gerusalemme e Maccabi Tel Aviv, i tifosi di Gerusalemme esposero un’enorme striscione con su scritto “No To the Final Four in Tel Aviv”, cosa che tra l’altro ha portato a ripercussioni penali pesanti per gli ultras che fisicamente tenevano in mano lo striscione. La tv di stato Israeliana, colpita da quanto stava ormai accadendo in tutta europa e dopo che alcuni giornali israeliani avevano pubblicato delle interviste a degli Ultras Bolognesi e Senesi, ha intervistato uno degli esponenti del tifo giallo-blu che, riguardo all’argomento, si è così espresso: “Non capisco perché non vada bene Tel Aviv, forse preferivano Madrid, magari dentro la stazione di Atocha…”

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