Un viaggio di festa tramutato in un incubo… Cronaca di un sopruso!!!
Tra il 2 ed il 4 Maggio a Madrid si sono svolte le Final Four dell’Euroleague di basket; partecipavano alla kermesse oltre alla Mens Sana Siena, il CSKA Mosca, il Maccabi Tel-Aviv ed il Tau Vitoria. Il giorno 2 nel primo pomeriggio il Commandos Tigre, gruppo organizzato della curva senese, giungeva al di fuori del palasport dove stavano affluendo gruppi di tutte e 4 le tifoserie. Il clima era palesemente di festa, come deve essere in simili occasioni, gruppi di tifosi senesi ed israeliani si incrociavano, ognuno fiero dei propri colori, senza che questo sfociasse nella minima provocazione reciproca. Fin dai primi momenti in cui il gruppo si è avvicinato all’ingresso del palasport è apparso evidente che qualcosa stonava in questo clima di festa: coloro i quali avrebbero dovuto garantire l’ordine al di fuori ed all’interno del palasport erano gli unici evidentemente a non cogliere, o se non altro a non apprezzare, questo clima di festa. Attorno alle 16 i cancelli dell’arena sono stati aperti ed è iniziato l’afflusso di tifosi verso le porte di ingresso, a monitorare la folla che si accalcava erano presenti alcuni agenti della Guardia Civil spagnola che, già da queste prime fasi, non hanno mancato di far notare la propria presenza con atteggiamenti provocatori quali piccole spinte o sguardi intimidatori dedicati, in particolar modo, ai tifosi senesi.
Una volta all’interno del palasport la situazione non è certo migliorata: si è passati da difficoltà all’ingresso per poter introdurre delle bandierine la cui asta era pochi centimetri più lunga del metro consentito, durante le quali, al minimo dissenso con la polizia, si era minacciati col manganello, a continue provocazioni fatte di spinte, offese e minacce durante tutto il pre-gara. Vorremmo inoltre sottolineare come solo noi italiani ed in particolar modo gli appartenenti al gruppo organizzato siamo stati fatti oggetto di questo tipo di attenzioni.
Dopo una lunga odissea per poter trovare i nostri posti nel palazzetto passando più volte in mezzo ai gruppi delle altre tifoserie (evidentemente l’attenzione alla sicurezza era tale solo in certi momenti) siamo riusciti ad occupare il settore a noi destinato ed ad iniziare a tifare per la nostra squadra. Ma ancora non era successo quasi nulla. La gara scorre tranquilla ma gli episodi di provocazione si moltiplicano: nel palazzetto le uniche forze di polizia presenti sono attorno ai temibili ultrà senesi, veniamo squadrati ed indicati con aria di scherno più volte durante la gara dalla Guardia Civil ma, ben consci della durezza dei loro modi, cerchiamo di resistere ad ogni tipo di provocazione. Tanto per fare un esempio durante l’intervallo della partita un signore che stava fumando un sigaretta sulle scale di comunicazione tra i diversi anelli del palasport (dove non era indicato alcun divieto) veniva invitato a spengerla da uno stuart ma, mentre la sta spengendo a terra, viene colpito da una manganellata su una mano da un efficientissimo poliziotto. Il crescendo della provocazione e il vero e proprio campanello d’allarme per quello che stava per avvenire è giunto durante la seconda metà di gara: con la squadra in difficoltà ed il tifo avversario che saliva di tono alcuni componenti del gruppo si sono spostati nella zona laterale del settore e hanno iniziato a cercare di coinvolgere il resto del pubblico senese da lì più facilmente raggiungibile. Uno dei “pericolosi tifosi” che aveva preso posto lateralmente ha la brillante idea di colpire un plexiglass in maniera ritmata per sostenere la squadra e per tutta risposta la Guardia Civil assiepata sopra di noi sguaina i manganelli ed entra nel nostro settore travolgendo chiunque trovi sulla sua strada tra lo stupore generale; ristabilita la “calma” e menata qualche manganellata a chi osava chiedere spiegazioni, tornano al loro posto continuando a ridacchiare ed a indicare a turno i vari membri del gruppo.
La gara termina, vi è una sconfitta amara ma preventivabile, inizia qualche sfottò reciproco con i tifosi israeliani (posti a debita distanza ed assolutamente irraggiungibili dal nostro settore salvo fare un salto di circa 7-8 metri) ma nulla più, nessuna degenerazione violenta. Il gruppo si divide, alla spicciolata il settore viene momentaneamente abbandonato da chi usciva per fumare o per bere qualcosa all’adiacente bar. Nel frattempo le luci nel palasport si spengono per un cerimonia di premiazione che si teneva tra le due partite ed ecco che giunge il momento tanto atteso: uno dei ragazzi della curva che per lungo tempo era stato squadrato nell’uscire passa tra due ali di poliziotti, viene urtato da uno di essi e mentre si gira per vedere cosa fosse successo viene colpito da una manganellata che lo butta a terra, gli viene messo un ginocchio sul collo per tenerlo a terra ed inizia ad essere percosso, un amico che gli era vicino si getta nel tentativo di sottrarlo a queste situazione ma fa la sua stessa fine, gli altri che erano attorno vengono spinti via, manganellati e stessa sorte tocca non solo a chi cercava di intervenire, ma a chiunque passasse di lì ed avesse la sventura di indossare abiti biancoverdi o cercasse di fotografare il sopruso; tale è la furia che rischia di essere colpita una donna incinta, che solo grazie al tempestivo intervento del marito viene salvata; una madre è colpita per salvaguardare il figlio di tre anni, ed ignari signori occupanti il settore adiacente che avevano fatto l’errore di passare di lì subiscono la stessa sorte. Chiunque con pacatezza e tranquillità (per quanto possibile in una situazione simile) chiedesse spiegazione, anche tra le lacrime, veniva spintonato, minacciato col manganello ed, alla prima reiterazione di protesta, colpito. Eravamo tenuti in trappola nel nostro settore mentre due amici venivano massacrati di botte e portati via ammanettati senza alcun motivo.
Nell’impotenza più totale abbiamo atteso che la situazione si tranquillizzasse ed abbiamo abbandonato il palasport senza guardare l’altra semifinale; nessuna notizia dei nostri amici ma almeno alcune cariche istituzionali senesi che avevano assistito alla scena, almeno parzialmente, si sono fatte carico assieme alla società Mens Sana Basket, di curarsi del loro destino.
I due sono stati portati all’interno del vicino posto di polizia dove hanno subito ulteriori umiliazioni e percosse. Uno in particolare è stato lasciato in mutande ammanettato in una stanza dove tre membri della Guardia Civil si sono “divertiti” con lui per circa mezzora col risultato di rompergli tre costole (c’è un referto medico che lo dimostra) e di sfondargli un timpano tralasciando le altre lesioni non evidenziabili da una radiografia. Un piccolo particolare sul tipo di umiliazioni a cui sono stati sottoposti: dopo le percosse uno dei due aveva difficoltà a respirare e doveva rimettere al che le guardie lo hanno invitato a farlo addosso al suo amico, girandolo in modo che non potesse far altrimenti, non credo ci sia da aggiungere altro.
Dopo di che i due sono stati messi in una celletta del commissariato e lì hanno atteso la Domenica pomeriggio quando sono stati processati per resistenza a pubblico ufficiale e per aver colpito un plexiglass durante la gara e non per gesti o cori razzisti come si vociverafa a Siena il giorno successivo! (per chi non lo sapesse il Commandos Tigre partecipa da 5 anni ai Mondiali Antirazzisti) Il processo si è rivelato una farsa, assoluzione completa per entrambi con rilascio immediato solo che a nessuno dei due è stato consegnato nessun documento che testimoniasse né l’arresto né le accuse né tantomeno il proscioglimento: come dire non esistete, vi abbiamo menato un po’ ma adesso vi rimandiamo a casa come se nulla fosse!
Per la partita di domenica il gruppo decide di non presentarsi al palazzo, sia per protesta ai soprusi subiti, sia per consiglio dell’Ambasciata Italiana.
Tralasciando le condizione morali in cui si trovano i due malcapitati, che immaginiamo siano facilmente intuibili, vorremo infine aggiungere un ultimo inquietante particolare: domenica notte (stesso giorno del processo) tre ragazzi della curva stavano girando per Madrid nei pressi della piazza dove si svolgeva la festa per celebrare lo scudetto vinto dalla squadra di calcio; la piazza era presidiata da alcuni gruppi di poliziotti che controllavano l’andamento dei festeggiamenti; mentre passavano da uno dei posti di blocco il gruppetto di senesi è stato riconosciuto da alcuni membri della Guardia Civil, sono stati accerchiati, insultati in quanto italiani, apostrofati come “companeros di XXX” aggiungendo il nome di uno dei due arrestati, dopodichè due di loro sono stati separati dall’altro che è stato portato dietro una camionetta approfittando del caos della festa; qui dopo ulteriori insulti, è stato fatto oggetto di percosse e di pesanti scherzi per alcuni minuti, ostaggio di questi personaggi che dovrebbero tutelare l’ordine pubblico. Fortunatamente con lui non si sono accaniti ulteriormente (ma prendere delle botte gratuite mi pare sia già abbastanza) e lo hanno lasciato andar via senza ripetere le incresciose scene di due giorni prima.
Questo è il fedele resoconto dei fatti, si invita inoltre tutti coloro che hanno visto altro, o sono anche solo stati testimoni dell’accaduto ad inviare la propria testimonianza ai giornali ed al Commandos Tigre, in particolar modo le tante persone credibili ed influenti di questa città che non solo hanno visto, ma sono state fatte anche esse oggetto di intimidazioni. Qualora si fosse in possesso di materiale video o fotografico relativo ad alcuni dei fatti narrati saremmo molto grati se ci fossero fatti pervenire in qualsiasi forma.
COMMANDOS TIGRE
Mens Sana Siena
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Carissimi ragazzi, qualcuno di voi ricorderà che alla vittoria del primo scudetto vi dicemmo che una bella fetta di quel esaltante risultato era anche merito vostro. Vi scriviamo, ricordando quel momento, perché dopo aver vissuto i fatti di Madrid sentiamo la necessità di fare alcune riflessioni, di confrontarle e spero di condividerle con voi.
Sono passati alcuni giorni, il ricordo è e rimarrà indelebile, ma, con la dilazione temporale, speriamo di vedere il tutto con maggior distacco per capire meglio i momenti e le sensazioni che abbiamo vissuto.
Venerdì 2 Maggio: l’emozione di esserci, la nostra piccola Siena, la nostra grande Mens Sana, la voglia di condividere anche questo magico momento con tutti voi. Questo è il pensiero predominante nell’attesa della partita.
Nell’abbraccio, con cui ci salutiamo al vostro arrivo, c’è la gioia di trovarvi “tutti” per partecipare insieme alla splendida festa del basket che ci vede orgogliosi protagonisti, c’è l’entusiasmo di sostenere la squadra, c’è la gratitudine per il risultato raggiunto dalla nostra Mens Sana.
Sono questi i sentimenti che trapelano dagli “Ultrà” del Commandos, sono questi i ragazzi che conosciamo e che siamo orgogliose di frequentare. I famigerati “Ultrà”, in perfetta sintonia con le altre tre tifoserie presenti a Madrid, a scambiarsi sciarpe e magliette tra i cori di rito, com’è e deve essere per chi sa vivere nel giusto senso tali eventi.
Questo è quello che abbiamo visto nelle ore precedenti la partita con il Maccabi.
Poi, molto tranquillamente, anzi scherzandoci sopra, sono accettate le criticità dell’organizzazione all’ingresso. La partita ha il suo corso e, seppur negativo, il risultato è accettato serenamente, proprio per lo spirito con cui tutti siamo arrivati qua. Infatti ci prepariamo ad assistere all’incontro successivo andando al bar, a fumare o chiacchierando tra noi. Nulla faceva pensare che pochi attimi dopo si sarebbe assistito, impotenti, ad un pestaggio tanto violento quanto immotivato che può essere giustificato solo ricorrendo ad una patologia psichica, forse unico requisito richiesto per vestire con una divisa i cinque responsabili dell’aggressione e della violenza con cui sono stati colpiti i due ragazzi. Eravamo lì davanti, impotenti nel tentare di fermare tutto quell’inutile furore, sotto sguardo glaciale del più anziano dei cinque, forse il capo. Le altre quattro bestie, due su ciascuno dei ragazzi, subito stesi a terra, proni, immediatamente ammanettati con le braccia dietro la schiena, a sferrare calci e ginocchiate sulla loro schiena, ma non erano soddisfatte. Abbiamo visto torcere la testa di Simone, tenergliela ferma, le bestie volevano essere sicure di non mandare a vuoto calci e colpi di manganello mentre l’altro ragazzo immaginavamo subisse la stessa sorte ma ci rimaneva più coperto dai corpi dei due picchiatori.
Immagini agghiaccianti che rimarranno indelebili nella memoria di coloro che si sono trovati lì e, come noi, rifiutano qualsiasi giustificazione perché non ci può essere motivo per avvallare tanta violenza in quanto non si è verificato alcun fatto per scatenarla, neanche quello che i giornali hanno riportato sull’accaduto.
Abbiamo passato qualche ora insieme a dei pazzi furiosi in veste di tutori della sicurezza, solo la follia può giustificare ciò che continuiamo a vedere e rivedere nella nostra mente.
Passano le ore, ma rimangono quelle immagini nei nostri occhi.
Così passa anche il 3 Maggio, ben altre immagini volevamo vedere, programmi di turismo ma questa città non ci piace più, non c’interessa più, solo tanta, tanta voglia di tornare a casa.
Domenica 4 Maggio doveva essere il giorno più bello, finale o finalina che fosse, invece quanta tristezza!
Entriamo a vedere la partita solo perché gioca la Mens Sana che merita tutto il sostegno del pubblico; pur con il magone che ci stringe la gola proviamo a fare il tifo.
E qui assistiamo alla conferma di ciò che ricordavamo all’inizio, il sostegno alla squadra non può prescindere dalla vostra presenza.
Nemmeno un evento come la final four di eurolega ha cambiato o meglio è riuscita ad esaltare quella parte di tiepido pubblico che si risparmia mani e corde vocali in casa. Di quali motivazioni si necessita per vedere un pubblico come quello del Maccabi o del Tau? Ammettiamo di aver provato invidia.
Dov’è finito l’orgoglio per la senesità dei nostri concittadini e che invece sentiamo vibrare fortissimo in voi quando nelle trasferte, all’entrata nei palazzetti cantate la Marcia del Palio?
Non era questa una grande occasione?
Abbiamo sentito il bisogno di scrivervi per dirvi: “ GRAZIE RAGAZZI, grazie per esserci sempre, quando la squadra vince, quando perde, quando dedicate alle trasferte giornate di lavoro o di studio, denaro o affetti. Grazie perché ci siete solo ed unicamente per passione, visto che a fronte di tanti sacrifici ne ricavate solo diffide, manganellate, calci e tornate a casa con le ossa rotte. Ma la trasferta successiva ci siete ancora con lo stesso entusiasmo.
Siete voi i veri campioni di questo splendido sport!
Questo vogliamo ricordarlo anche a tutti gli addetti ai lavori (dirigenti, sponsor, giornalisti e quant’altro). Sarà banale, ma si dovrebbe aver sempre presente che lo sport esiste perché ci sono i tifosi, portiamo loro il rispetto necessario perché continuino ad esistere con il loro entusiasmo, intendendo per tifosi non quelli dell’evento vittorioso, ma tutti coloro che sostengono la squadra con continuità e sacrificio nelle vittorie e soprattutto nelle sconfitte. In particolar modo teniamo in massima considerazione i nostri ultrà perché, in una società in cui si fa tutto per il proprio tornaconto, questi ragazzi sono spinti solo dalla passione, la passione pura per uno sport bellissimo e che grazie a loro è ancora entusiasmante seguire.
Un abbraccio a tutti voi meravigliosi ragazzi.
Angela e Daniela